Ninna nanna veneta

Ninna nanna veneta

Un’elaborazione “RICERCATA”

di Francesco Milita

Questo brano si compone di una parte centrale, espositiva, tenuta in equilibrio da una doppia introduzione e da una piccola coda la quale, richiamando l’inizio, conferisce alla forma un movimento circolare. Intorno a ogni entrata del tema si sviluppa un episodio a sé stante, un oggetto sonoro le cui componenti si ridisegnano di volta in volta; si può immaginare una giostra in miniatura che giri su se stessa al suono di un carillon, mostrando le sue giocose attrazioni.

La  Ninna nanna veneta (Es. 1) appartiene alla famiglia della ninne nanne “dirette”, cantate cioè ad esclusivo  scopo soporifero. Queste affondano sovente le radici in un tempo lontano, sono caratterizzate da una componente testuale semplice, invitante al sonno e da una musica pastorale, ripetitiva e cullante.

Cos’è più soporifero di frasi così semplici e cadenzate, dolcemente ripetute?

La melodia oscilla all’interno di una 5a giusta, ma tocca per un attimo l’8a grazie a una spinta più energica impartita dalle crome poste sul terzo tempo di ogni battuta. Tale asimmetria, rende meno meccanico il movimento, dando una sensazione di naturalezza al gesto del cullare.

Il motivo di crome congiunte, acquista una dimensione affettiva nella seconda metà del discorso, trattenendo l’energia della spinta “in su” (Es. 2) in un graduale, delicato abbraccio (Es. 3) verso la finalis, il cuore della melodia stessa.

Ninne nanne più elaborate,  costruite su un articolato pensiero poetico e/o musicale posseggono un carattere “riflessivo” oltre che soporifero.  Il bimbo che dorme è posto al centro dell’universo, e il feedback che restituisce con il suo sonno innocente, assume un ruolo quasi catartico nei confronti del genitore cantore e dell’umanità tutta.

Il sonno infantile è tempo prezioso e rifugio sicuro, al riparo dai cannoni e dalla stupidità umana, come nella bellissima Ninna nanna de la guerra di Trilussa, oggetto di parecchie versioni musicali. Mi sentirei di segnalare quella di Claudio Baglioni, che se ha il limite di un’interpretazione più esternata che riflessiva, conferisce tensione considerevole a un testo dirompente.

La ninna nanna può essere strutturata in maniera più complessa; diretta, riflessiva e ancora di più. Nella sua Berceuse, capolavoro assoluto, Chopin sovrappone al movimento cullante e ipnotico della mano sinistra, il raffinatissimo “monologo” della destra, abbellito da un prezioso ornato cromatico che ricorda le più ricche composizioni floreali  biedermeyer. Musiche come questa, sprigionate da una fantasia smagliante, arrivano ad avere la consistenza metafisica del sogno stesso.

Con queste premesse iniziavo il lavoro, cercando di ricamare intorno al tema della ninna nanna veneta, dei reticoli contrappuntistici più complessi, che potessero in qualche modo evocare i fantasiosi paesaggi onirici disegnati dalla fantasia di un bambino.

Il brano inizia con una breve introduzione (Es. 4), il rassicurante suono Oh ondeggia su un pedale di dominante e  il suo ondeggiare, da vita ad uno sfondo armonico dolcemente dissonante.

Un ulteriore elemento introduttivo ritarda ancora l’entrata del tema originale, con un momento di riflessione introspettiva (Es. 5).

Qui la cellula melodica base, di sole cinque note, è il frutto del tipico gioco infantile di camminare all’indietro. Così, il frammento che udiamo ramificarsi tra le voci, altro non è che la retrogradazione delle prime cinque note del tema (Es. 6Es. 6a).

I processi mentali e le situazioni che mi hanno condotto a effettuare determinate scelte, sono stati a volte singolari, come  la visione di un cartone animato insieme al mio figlioletto.

Una frase musicale della ninna nanna veneta, sapientemente variata, affiorava continuamente dalla colonna sonora mentre il cagnolino protagonista, la Pimpa, viveva il proprio lettino come una miniera di fantastici divertimenti e il dormire e il sognare e lo svegliarsi e il riaddormentarsi, erano parte di un sereno gioco infinito.

Il concetto stesso di sonno, così grave e confuso nella nostra società dei consumi, veniva completamente sdrammatizzato e reso lieve, dalla felice matita di Altan.

Con questo spirito, e con la scommessa di accompagnare il momento sognante della “nanna”  attraverso l’incanto di  un gioco continuo, procedevo.

Da battuta 19 (Es. 7), un dolce eco di ninna oh tra tenori secondi e baritoni, sostiene la prima entrata del canto originale alla voce più acuta, che  finalmente intona l’esortazione: fa la nanna bambin

E la nanna del bambino a me piace pensarla proiettata in una dimensione non molto diversa dal wonderland di Lewis Carrol, un mondo in cui le creature melodiche si animano:  giocano, si capovolgono, camminano all’indietro come i gamberi, ballano mano nella mano, si fanno il verso. Così, mentre il tema è adagiato comodamente sulla linea dei tenori primi, nel basso si fa strada cortesemente, coinvolgendo anche i tenori secondi, una figura nuova, dal passo danzante: due crome sul tempo forte che precedono due semiminime ribattute.

Questo elemento va avanti di misura in misura, resta un poco sospeso su un fa#, quindi compie un ultimo passo di danza ed esce di scena lasciandosi alle spalle un tranquillo fa naturale.

Il mondo dei sogni, popolato da creature fantastiche, non cessa mai di stupire un bimbo curioso così, cambiando il punto di vista e distogliendo l’attenzione dal particolare, si scopre che, proprio come nei racconti di fantascienza, la piccola figura danzante alla voce di basso, sulla quale avevamo posato l’orecchio, altro non è che parte di una melodia molto più lunga, la quale a sua volta, è semplicemente la ninna nanna originale retrogradata, letta cioè da destra verso sinistra.

Unica variante il fa# di battuta 24, e il taglio, alla 27 delle cinque note già utilizzate nell’introduzione.

Il gioco contrappuntistico tra le melodie delle voci estreme (Es. 8), da vita a un  oggetto sonoro ben noto ai bambini che fanno parte di un coro; per di più i bassi, percorrendo all’indietro la melodia dei tenori, giocano a imitare l’andatura di un gambero, dando a questo canone l’aggettivo di cancrizzante.

Se nelle prime fasi del lavoro, ogni idea pare illuminare una strada sicura, andando avanti sento spesso il bisogno di stimoli nuovi che rendano il brano coerente ed equilibrato, nel suo prendere forma.

Il problema che occupava sempre più spazio nella mia mente, era quello del timbro.

Inizialmente, secondo un pensiero indiscutibilmente aderente al testo, avevo previsto di dare a questo canto un suono materno, fresco e avvolgente come la seta, il suono del coro femminile.  Sentivo in realtà, come un senso di sbilanciamento prospettico, ma non avevo mezzi a sufficienza per motivare la mia sensazione.

Andai allora alla ricerca di immagini forti, di opere d’arte dei grandi maestri che in qualche modo potessero aiutarmi a trovare la chiave di questo personalissimo problema. Un po’ sull’esempio del giovane Elias Canetti, il quale trovava ora in Rembrandt ora in Grunewald risposte alle proprie emozioni.

Fu Michelangelo con il famoso Tondo Doni raffigurante la  Sacra famiglia a svelarmi la soluzione. Giuseppe che passa Gesù bambino a Maria mentre dietro di loro, un San Giovannino nudo siede davanti a un gruppetto di giovani, angeli senza ali, anch’essi nudi.

Filtrando la percezione visiva da ogni interpretazione simbolica e religiosa e osservando con occhio per così dire “primitivo” questo tondo, si scorge l’immagine di una madre, a cui il proprio uomo passa il figlio. Lei è seduta, in una posizione abbastanza dinamica quasi si stesse accingendo a nutrire o ad addormentare il bimbo. Il tutto in un contesto naturale, privo di sovrastrutture e condizionamenti.

Fa’ la nanna bambin tra i brazzetti della mamma, potrebbe allora essere l’esortazione, la raccomandazione che il papà rivolge al figlio mentre lo porge alla mamma, alla quale riconosce il  ruolo fondamentale di creatrice e protettrice;  intorno a lei “ruota” anche, non a caso, l’energia interna del dipinto di Michelangelo.

Un timbro maschile dunque per conferire a questa ninna nanna la valenza simbolica di un minuscolo “tondo” famigliare.

E il gioco continua, perché da battuta 27 (Es. 9) si entra in una specie di stanza degli specchi mossa dalle onde di tenori primi e baritoni, dove la melodia originale, affidata ai tenori secondi, si riflette nella voce di basso, capovolta per effetto speculare dell’inversione (Es. 10).

Dopo questo breve canone inverso, il brano procede pian piano verso il proprio epilogo, con  l’ultima entrata del tema. Ho realizzato l’effetto dinamico del diminuendo scurendo il timbro, spostando le linee melodiche portanti nella regione grave, affidando ai baritoni il tema e ai bassi una melodia ricamata intorno al sib, nota sulla quale “riposa” tutta l’architettura del brano.

Alle due voci acute, il delicato compito di  continuare a “cullare”, con fluttuazioni di 3a ascendente, il bambino nel suo dormire terreno,  aspettando che il coro tutto si unisca nel polifonico Oh, in una morbida atmosfera di nuvole, sospesa sul  pedale di dominante.

Dopodiché un segno di ritornello invita a ricominciare, ripercorrendo le piccole e giocose figure di questa ninna nanna diretta, riflessiva e sognante, che si ispira a un ricercare.

Perché è alla continua ricerca di quel passaggio segreto che porti dal mondo a occhi aperti, illuminato dal sole, al mondo dei sogni, colorato dalla fantasia.