Il repertorio

Quel mazzolin di fiori

Elaborazione polifonica di Kurt Dubiensky

L’elaborazione di Dubiensky è probailmente quella che meglio rende l’ironia ammiccante di questo brano. La simbologia testuale è resa viva e spumeggiante grazie ad una ricostruzione formale raffinata e nel contempo semplice e giocosa.

 

Mare Maje

Elaborazione polifonica di Lamberto Pietropoli

Una splendida elaborazione caratterizzata da urti dissonanti, ruvidezze sonore, voci gravi che stridono nel registro acuto. Il maestro Pietropoli ha interpretato in maniera “verista” e concreta questa tragedia abruzzese.

 

A cavallo

Elaborazione polifonica di Francesco Milita

Sulla melodia veneta Son vegnù da Montebel, un gioco di ritmi, accenti e suoni onomatopeici si dipana al di sotto della nota melodia veneta.

 

Ciant de jegher

Elaborazione polifonica di Piero Andreose

Suoni onomatopeici e una semplicità estrema di scrittura caratterizzano questo lavoro, che richiede al coro una purissima amalgama sonora.

 

Non potho reposare

Elaborazione polifonica di Francesco Milita

La meravigliosa canzone di Salvatore Sini e Giuseppe Rachel. In questa versione, a 7 voci, il coro si trasforma in una grande chitarra ideale, sul suono della quale si eleva il canto dei solisti. Gli echi della madre terra sarda, affiorano al raggiungimento del climax, in un bom bim bom affidato ai bassi.

 

Preludio

Musica di Francesco Milita, testo di Paolo Donadoni

Preludio si ispira a due elementi fortemente simbolici e ricorrenti in tutte le culture tradizionali: la sera e la primavera. È il primo tassello del progetto “il pane di ieri”, attraverso il quale, con Paolo Donadoni, ci proponiamo di creare un repertorio, basato sull’ interpretazione poetica di tematiche legate alla tradizione popolare (cielo, terra, fuoco, stagioni, guerra, etc.) e su una musica dall’apparenza semplice e sobria.

 

Celeste

Musica di Francesco Milita, testo di Paolo Donadoni

Sembra che Leonard Bernstein, ricercasse l’ispirazione disteso sul divano in stato di semiveglia, condizione ideale per navigare attraverso la propria fulgida immaginazione. Qualcosa del genere deve essere capitato a Paolo Donadoni, magari disteso su una spiaggia di Santa Margherita Ligure dove, in un qualche momento del suo meriggio, ha percepito gli orizzonti mare cielo confondersi, compenetrarsi. È possibile che tutto ciò sia durato appena il tempo di un respiro, ma è bastato a smuovere la sua ispirazione e… quella del compositore.
Così è nato Celeste, secondo tassello del progetto “il pane di ieri”.